TEVERE FIUME DI ROMA GUIDA TURISTICA DI ROMA INFORMAZIONI STORICHE ARTISTICHE TURISTICHE FOTO ANNA ZELLI www.annazelli.com
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tevere fiume di roma guida turistica di roma informazioni storiche artistiche turistiche foto a cura di anna zelli Guida Turistica di Roma Informazioni Storiche Artistiche Turistiche Culturali Foto di Roma Arte Cultura Novità Idee sito web di informazione culturale artistico turistica di Roma Il Fiume Tevere e Roma Fiume Tevere i Romani chiamano il Tevere "il Fiume", che è il terzo fiume più importante in Italia, per la lunghezza del suo corso che è di 405 km e per l'ampiezza del suo il bacino che misura 17.169 kmq. Nasce dal Monte Fumaiolo, scorre verso sud nella valle Tiberina, prosegue nell'Umbra, dove riceve da sinistra il Chiascio e da destra il Nestore. Piega a sud-ovest, varca la gola del Forello e accoglie il Paglia, poi dirigendosi decisamente verso sud-est, si unisce ad Orte al Nera, suo principale affluente volge verso sud-ovest, e dopo il contributo degli affluenti Farfa ed Aniene entra a Roma. Attraversa gli alti Muraglioni di Roma, ne sorpassa i ponti fino a biforcarsi in due rami, Fiumara e Fiumicino, all'Isola Sacra e alla fine sbocca nel Mar Tirreno. Il Tevere e la Leggenda di Romolo e Remo dal Tevere e da una delle sue più antiche inondazioni si fonda la leggenda di Romolo e Remo, i fondatori di Roma, leggenda raccontata da Tito Livio che narra come Enea scampato da Troia distrutta nel 1084 a.C. sbarcasse in una località da lui poi chiamata Lavinio, in onore di Lavinia figlia del Re Latino che aveva sposato, e che si trovava a poca distanza dalle foci del Tevere. Enea venne poi sepolto nelle acque del Numico, un piccolo torrente che sfociava nel Tirreno e che si trovava poco distante da Ardea. Sia Enea che suo figlio Ascanio, furono i fondatori di Albalonga che corrispondeva più o meno all'attuale Castel Gandolfo.Furono loro a lottare con i popoli confinanti della futura Roma, tra questi popoli anche contro gli Etruschi che dominavavno sull'Italia centrale. Ascanio ratificò nell' XI secolo a.C. la pace tra gli Etruschi e i Latini e fece si che il fiume Albula che oggi si chiama Tevere fosse il naturale confine tra i due popoli. Da Ascanio discesero i re Albani, e tra questi il re albano Tiberino, che annegò mentre attraversava il fiume Albula, diede il nome Tiberis, all'attuale Tevere. Ultimi successori della dinastia degli Albani furno due fratelli Numitore e Amulio, il primo buono e legittimo il secondo sopraffattore tanto che segregò la figlia di Numitore Rea affinchè rimanesse illibata e non mettesse al mondo futuri pretendenti al trono. Ma Rea rimase incinta e raccontò che era stato il dio Marte. Plutarco racconta di questa nascita dei gemelli di Rea avvenuta circa 500 anni prima di Cristo (forse il 772 a.C.), si chiamavano Romolo e Romo, successivamente Remo, vennero posti in una cesta e affidati al fiume Tevere, e lasciati in una zona paludosa nei pressi dell'attuale Campidoglio, da qui la cesta portata dal fiume arrivò nell'attuale via di San Teodoro e piazza Anastasia, ai piedi del colle Palatino, e la cesta si incagliò tra i rami di un albero di fico, il ficus ruminalis, nei pressi della capana del pastore Faustolo. Romulus è l'uomo del fiume, una divinità fluviale, i 3 nessi sono Tiberis (prima era Rumon), Romulus e Roma, e Romulus fu l'uomo legato al nome del villaggio. L'Acqua del Tevere e gli Acquedotti di Roma sulla potabilità dell'acqua del Fiume Tevere, ci sono testimonianze antichissime, che ne attribuivano anche valori purificatori sia a livello fisico che religioso, nel 99 d.C. ai tempi dell'Imperatore Traiano, vi era il "curator aquarum", tale Giulio Frontino, che era il massimo funzionario delle acque dell'epoca, che scrisse un libro sugli "Acquedotti di Roma", nel quale ci racconta che la prima acqua corrente introdotta a Roma fu l'Appia, che arrivava a Roma tramite l'acquedotto voluto da Appio Claudio nel 312 a.C., per cui negli anni precedenti tale opera, i romani avevano utilizzato, per 441 anni dalla fondazione di Roma, solo l'acqua del Tevere, oppure attingevano acqua dai pozzi o dalle sorgenti della città. Dopo l'acquedotto di Appio Claudio, la città si servi solo di acqua corrente, si arrivò ad avere fino a 14 acquedotti che servivano l'intera città, per cui a Roma abbondando l'acqua, abbondavano anche terme, piscine, fontane, per cui è facile immaginare come il taglio dei 14 acquedotti operato da Vitige per conquistare Roma, avesse gettato nel panico la popolazione, che oltretutto attraverso l'acqua alimentava anche i molini gianicolensi e l'acqua nelle case.Ad assedio concluso, si tentò di riparare i danni e si procedette al restauro dell'acquedotto di Traiano, che resse fino al X secolo, mentre l'acquedotto di Trevi detto della Vergine, fu l'unico che continuò a dare acqua corrente,venne rinnovato nel 1570 e tale acqua arrivava fino alla piazzetta della fontana di Trevi. I romani ebbero una tale abbondanza di acqua corrente dal 312 a.C. fino al 537 d.C., e da questa data pertanto dovettero ripiegare al fiume, acqua che da Appio Claudio avevano da sempre disdegnato. Nella Roma del VI secolo vi erano sorgenti e pozzi, ma del tutto scomodi per una città cosi grande, addensata nell'area del Campo Marzio, ed allora dopo Vitige, il popolo romano, tornò al Tevere, fino a considerare la sua come l'acqua migliore da tavola. Tale nuovo entusiasmo per l'acqua del Tevere, portò alla formazione di corporazioni che allora si chiamavano "università", sorsero le corporazione dei portatori dell'acqua a domicilio, detti anche acquaroli, acquarenari, facchini, (vedi la fontanella del Facchino a via Lata del 1850), e per chi voleva acqua fresca ci furono anche gli acquafrescari. A quel tempo anche i medici,i chirurghi ed altri filosofi, convinti della bontà delle acque del Tevere, iniziarono una campagna di persuasione sulla potabilità dell'acqua e sulla sua superiorità rispetto al altre acque minerali o no d'Italia. Ma purtroppo l'acqua del Tevere, se non opportunamente depurata, cosa non facile per l'epoca, fu causa di disastrose pestilenze. E ancora, anche i Papi, convinti della bontà dell'acqua del Tevere, poco o nulla fecero per ripristinare gli antichi acquedotti romani, che caddero sempre più in disuso e rovina. Nel 1552 un medico, stimato e conosciuto, tale Alessandro Traiano Petronio di Civitacastellana, morto nel 1585, dedicò al regnante Papa Giulio III un libretto in latino dal titolo "L'acqua Tiberina, opera del tutto nuova ed insieme utile a coloro che usano tale acqua", in cui esaltava le proprietà benefiche del'acqua tiberina, tale dedica a Papa Giulio III, era dovuta al fatto che il Papa nella costruzione della immensa villa Julia, lungo la via Flamina, tra il ponte Milvio e Porta del Popolo, non aveva esitato ad appropriarsi di buona parte della già scarsa per Roma, acqua Vergine, il cui sotterraneo acquedotto passava e passa ancora oggi, sotto il suo ninfeo, sottraendola ai Romani. Con tale libro assolveva il Papa che seppure aveva tolto tanta acqua vergine ai romani, in fondo non aveva fatto un gran danno. Petronio nella sua folle esaltazione, asseriva che l'acqua del Tevere, debitamente depurata, era raccomandabile ad ogni età, utile al fegato, alla milza, ai polmoni, ai nervi, soave e limpida, di gusto ottimo, una specie di acqua miracolosa, tanto da vedere la mano nella provvidenza nel fatto che Vitige avesse distrutto tutti gli acquedotti, per dare ai Romani una tale acqua. Nel frattempo i papi procedettero al restauro dell'acquedotto dell'Acqua Vergine, per cui tornò nelle case di Roma l'acqua corrente ed anche nelle fontane. Ma Petronio, nel liber "Del viver delli Romani" del 1581, continuava a ribadire la bontà dell'acqua del Tevere, che perfino Papa Paolo III, vissuto fino a 80 anni l'ha bevuta, e che questa non contiene nè allume nè zolfo e non provoca calcoli, se opportunamente depurata. Poi nel 1556, esce un libro, pubblicato da un medico fiorentino, tale Giovan Battista Modio, dedicato al cardinale Ranuccio Farnese del titolo di Sant'Angelo, dove si esprime contrario alla potabilità del Tevere e accusa i Papi di non aver ripristinato l'acquedotto di Trevi, il cui costo non sarebbe stato eccessivo, e sarebbe stato utile alla città, se la prende soprattutto con i medici, che avevano dato ad intendere ai Papi, che l'acqua del Tevere fosse la migliore d'Italia, conclude affermando che l'acqua del Tevere non è buona, e che bisognava ripristinare le antiche acque, e ancora accusa l'acqua del Tevere di provocare catarri, debolezza di stomaco, mal di fegato, e ancora insiste sul fatto che a Roma si patisce più che altrove della difficoltà ad urinare, e come mai chi viene a Roma e beve l'acqua del Tevere soffre di prurito e rogna ? e conclude che tutto è causato dalla non salubrità dell'acqua del Tevere che contiene allume e zolfo. Sostiene che è un'acqua difficile da smaltire, e come mai che qui a Roma pur di non bere l'acqua del Tevere si beva soprattutto vino ? Non capisco come possano depurare l'acqua i normali cittadini, seguita il Modio. Pertanto questo libro di Modio, alla fine ebbe il merito di spingere le Autorità del Comune e Camera Apostolica a porsi il problema dell'acqua e a dare il via al ripristino dell'Acqua Vergine. Nel 1558 esce un altro libro a favore del Tevere di Andrea Bacci, che però non distolse fortunatamente le autorità religione e laiche a ripristinare nel 1570 l'acquedotto, che portò di nuovo acqua corrente a tutte le case dei Romani, e che la preferirono all'acqua del Tevere.
Fotografie
del Tevere : il fiume di Roma
fiume Tevere, Roma, foto Anna
Zelli
Stampe Foto d'epoca
del Fiume Tevere a Roma
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il Tevere, la Lupa, i gemelli Romolo e
Remo. incisione Giuseppe Vasi
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: per Tevere e Roma
Fiume Tevere
Fiume Tevere Roma, foto Anna Zelli Tevere Fiume di Roma - Rioni di Roma - Guida Turistica di Roma - Tevere Fiume di Roma - Rioni di Roma - Guida turistica di Roma
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